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Commento ai Sondaggi del Sentiment - 8 gennaio 2008

Questa newsletter non tiene conto di nient’altro che i sondaggi dei traders europei. Cerchiamo di non essere influenzati da nessun altra metodologia, analizziamo solo le risposte ai questionari e da queste traiamo le conclusioni.

Per chi volesse rileggersi l'obiettivo di questa newsletter può cliccare qui.

E’ iniziato il nuovo anno e non nel migliore dei modi. Dopo il tanto atteso rally natalizio, ci si aspettava almeno una buona partenza per avere conforto nelle statistiche. In questo senso, Paolo Calcinari ha riportato nei suoi ultimi report dei quadri confortanti per quanto riguarda l’anno  in 8 (commento flash del 2 di gennaio) e nel suo ultimo commento settimanale per quanto riguarda i primi tre giorni dell’anno.
Certamente a questi dati dovremmo anche affiancare quelli fiacchi dell’odierna economia, l’inflazione in forte rialzo e non per ultima l’onda lunga dei mutui subprime.

Limitandoci all’analisi del sentiment dei sondaggi dobbiamo estraniarci da qualsiasi cosa d’altro. Non è facile. Per questo mi sono riletto gli ultimi scritti e riscontro che così facendo riesco a concentrarmi meglio seguendo il filo logico che dovrebbe esserci in ogni analisi.

Andando per gradi per poi tornare a quanto detto sopra, dalla scorsa settimana c’è stata una drastica riduzione dei rialzisti ed un contestuale incremento dei ribassisti nel segmento azionario come segnalato dai cerchi in verde. Mentre, per quanto riguarda l’indice obbligazionario tedesco abbiamo una percentuale bassa di ribassisti ed una poco significativa, ma interessante di rialzisti anche il numero dei neutrali sta tornando verso dei valori medi dopo che nella scorsa settimana erano oltre il 60%, come dire che sei persone su dieci non sapevano proprio come esprimersi a riguardo del bund. Oggi sono una su due e forse anche questa è una indicazione della grande incertezza che regna sui mercati.

BUND

Continuando l’analisi  dell’obbligazionario tedesco bisogna considerare come gli eventi del 2007 hanno influenzato negativamente il nostro indicatore. La crisi di liquidità avuta in certi segmenti del mercato obbligazionario sono stati nefasti anche per quelle obbligazioni strutturate e/o rivestite a nuovo, a vantaggio dei titoli di debito di emittenti sovrani come il bund. Probabilmente, e con una certa sicurezza, si può asserire che c’è stato un fly to quality di rotazione all’interno del mercato obbligazionario, in cui, in certi momenti, si sono prediletti investimenti più sicuri, ma poi, con altrettanta velocità si è ritornati nella parte speculativa dell’asset nella ricerca del rendimento massimo.
Questo ha influenzato le quotazioni ed i traders, fuori da questi giochi, si sono limitati a tradare l’indice sulla base delle proprie aspettative riguardo ai tassi di interesse che in verità sono stati fino ad oggi abbastanza scontati con la Fed che taglia e la Bce alla finestra.
Ecco perché, e crediamo che sia questa la ragione, per la prima volta il nostro indicatore è andato così oltre alla banda di oscillazione che delimita una deviazione standard. In questo senso, il grafico ha le due linee rispettivamente rossa e verde che nel tempo si sono mosse allargandosi rispetto alla sua media. Ed è anche questo il motivo per cui per quanto riguarda questo indicatore sia più plausibile seguire i movimenti di breve delle percentuali di risposte rialziste o ribassiste piuttosto che l’indicatore basato su una media stocastica degli ultimi valori.
Guardando il grafico di seguito è chiaro quanto abbiamo finora scritto come evidenziato dal cerchio in nero, mentre leggendo l’ultimo report riportiamo la frase:  …non sembra esserci quindi grande spazio per il proseguimento del ribasso e detto questo possiamo anche continuare a credere che l’indici obbligazionario tedesco continui in una fase laterale compresa tra i passati minimi ed i recenti massimi. Questi livelli possono essere rotti in un senso o nell’altro nel caso in cui i mercati azionari prendessero una direzione ben precisa verso l’alto o il basso.
A distanza di tre settimane rimaniamo della stessa idea, ma questa volta dopo i minimi di fine dicembre crediamo che siamo prossimi a dei massimi per rimanere nel trading range che ha caratterizzato l’ultimo anno. Vero è che il canale come riportato nel grafico è ascendente e quindi è possibile che via via avremo massimi più alti e minimi più bassi, ma per l’azionario speriamo che l’analisi tecnica questa volta si sbagli con una rottura dell’indice verso il basso.


 

Guardando il solo grafico delle risposte rialziste notiamo come evidenziato dal cerchio in nero sulla destra che siamo a livelli piuttosto neutrali, anche se in passato a tali livelli spesso l’indice ha toccata dei massimi di periodo per poi arretrare, come viene evidenziato sempre dai cerchi in nero. Solamente in una occasione questo non è accaduto, cerchio rosso.

 


Ora se guardiamo il numero dei ribassisti notiamo una percentuale interessante. Infatti, se escludiamo il periodo cerchiato di nero quando la percentuale scende sotto il 15% in passato abbiamo sempre riscontrato un massimo dell’indice. Ora non siamo distante a questa soglia e quindi potrebbe anche essere che siamo a ridosso di un picco di periodo.
 


DAX

Il 27 dicembre abbiamo scritto: …quando negli ultimi mesi l’indice si è trovato a ridosso degli 8000 punti, il sentiment riscontrato dai sondaggi  è sempre stato più rialzista di quanto lo è oggi. Lo si può notare dai cerchi in rosso che rappresentano la percentuale di rialzisti (sempre oltre il 55%) in concomitanza dei massimi dell’indice. Mentre oggi siamo al 40% come evidenziato dal cerchio in verde. Non è una percentuale che fa accendere degli allarmi nel breve periodo, e neanche una quota da sottovalutare nelle prossime settimane se dovesse incrementarsi ulteriormente.
Nella settimana successiva il numero dei rialzisti è arrivata al 57%, l’indice non è riuscito per l’ennesima volta a rompere la resistenza e siamo ancora a valutare se mai ci riuscirà o siamo in procinto di scendere ulteriormente.
Come più volte abbiamo scritto non siamo pessimisti nel medio periodo e quindi ci auspichiamo sulla base di questa analisi di vedere l’indice riprendere la sua crescita, senza eccessi, ma senza neanche questi patemi.


 

I ribassisti? Non siamo ai livelli dei precedenti importanti minimi come evidenziati con i cerchi verdi, ma comunque siamo a livelli neutrali da monitorare.

 

Infine l’indicatore, che inaugura l’anno nuovo uscendo dalle bande verdi riportandosi verso la neutralità. La cosa significativa è che nel frattempo l’indice non è cresciuto, ma per svariate volte a sbattuto contro la resistenza per poi tornare indietro come evidenziato dalle due linee nera e rossa sovrapposte. Tecnicamente si è formato un canale con minimi crescenti, ma qui mi chiedo sempre se la regola vuole che rompa sull’ipotenusa oppure i massimi sulla scia dei minimi crescenti? Secondo l’analisi del sentiment ci sono buone prospettive per i prossimi mesi, certamente difficile dire come questo movimento sarà seguito anche dall’Italia dove abbiamo un indice depresso quanto quello giapponese e non è una bella cosa.
 

In conclusione:
l’analisi del sentiment continua ad essere positiva per il medio periodo, nonostante la volatilità dei mercati e le paure degli investitori riguardo l’economia statunitense e mondiale. Alcuni mercati faranno meglio di altri, ma è importante sottolineare come questi sondaggi rivolti ai traders europei compresi quelli britannici è tenuta in Germania e quindi gli indici di riferimento sono il bund ed il dax, mentre per gli altri indici statunitensi si consigliano quelli tenuti dalla AAII sempre consultabili nell’area grafici del Sentiment all’interno del sito.


Michele Clementi – mclementi@sentimentcharts.it

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