Questo lunedì sono stato a Dolo – Padova, a fare una presentazione generica e siccome in diversi mi hanno chiesto le slides posso pensare che sia stata ritenuta interessante.
Ora ve le giro con una breve spiegazione di quelle che ritengo più interessanti, non potendo riportarle tutte.
Nei primi anni ’70 a Roger Ibbotson, professore universalmente noto, gli fu chiesto quando il Dow Jones sarebbe arrivato a 10.000 punti. Secondo una sua aspettativa di ritorno azionario del 10% ed un 4,8% di utili, la sua previsione fu per la data del novembre 1999. Sbaglio di pochi mesi, infatti il DJ arrivò per la prima volta a quota 10 mila il 29 marzo del 1999.
Sulla base di questo ragionamento potevamo dire nel 2000 che il DJ sarà a quota 120.000 punti nel 2025. Sicuramente questi primi nove anni non sono stati a favore della previsione, ma se questa si avverasse allora nei prossimi anni potremmo riscontrare performances medie annue ben al di sopra della media dovendo recuperare il tempo perduto.
Siamo tutti un po’ sfiduciati, gli ultimi dieci anni non sono stati facili, ma la previsione di Ibbotson si può avverare per il 2025?

Il grafico che segue tiene in considerazione alcuni aspetti importanti. Ibbotson ha fatto la sua previsione basandosi sui ritorni azionari avuti dal dopoguerra ed in particolare durante gli anni ’60 e quindi da come si può vedere dal grafico, piuttosto ottimistici se la media storica è del 6,2% di ritorno medio annuo.
Altro aspetto è che la sua previsione fu fatta nel 1974 quando le borse erano su dei minimi importanti, sulla deviazione standard inferiore.
Nel 2000 al contrario eravamo ben oltre la deviazione standard superiore e quindi in ipercomprato come ben sappiamo.
Probabilmente se la “scommessa” fosse stata fatta sui minimi del 2002 ci sarebbero più chance di vincerla, anche se poi allo stato delle cose si chiede a quanto sarà in punti indice il DJ e non quanto renderà mediamente.
Un aspetto interessante è constatare che oggi ci troviamo sulla parte bassa della deviazione standard, mentre sui massimi del 2007 eravamo dalla parte alta. Su questi livelli in genere o c’è la reazione oppure la capitolazione, ma comunque nel medio periodo sono sempre state delle occasioni di acquisto.

Riprendendo un grafico simile, può essere interessante vedere due cose: la prima è che effettivamente le azioni nel lungo periodo battono le obbligazioni, anche se ci sono periodi lunghi in cui il rischio è poco pagato, come gli ultimi dieci anni; la seconda è che le amministrazioni non possono non tenere conto dell’andamento delle borse. Infatti se guardiamo la linea grigia del capital gain, il miracolo di fine anni novanta di Clinton è abbondantemente spiegabile anche con il rialzi di borsa ed il capital gain pagato dai risparmiatori come evidenziato dal cerchio in rosso.

Continuiamo con un altro grafico storico, ma a questo gli togliamo l’inflazione come evidenziato tra la linea blue (valore reale decurtato dall’inflazione).
Ovvio che l’inflazione pesa sull’azionario come sull’obbligazionario e quindi queste asset class da un confronto di questo genere ne uscirebbero negative se consideriamo i rendimenti illustrati nel precedente grafico.
Certo che in termini di potere di acquisto i valori odierni sono vicini a quelli degli anni ’60.

Sempre prendendo un grafico deflazionato notiamo che, se mettiamo una linea coincidente con la media dei rendimenti, che agli attuali prezzi, siamo esattamente su questa linea. Il posizionamento è confermato anche dal grafico nella parte bassa in cui sono misurata in termini percentuali gli scostamenti dalla media.
Il bull market iniziato nel 1982 è ben evidente con uno scostamento negativo del -54% dalla media.
Anche i rimbalzi durante gli anni ’30 sono sempre stati fatti con una regressione negativa.
È vero però che i minimi degli anni ’70 in termini di punti di borsa (1974) sono stati fatti andando a toccare e rimbalzando dalla media come oggi.
Fu l’inizio di una fase inflazionistica che portò questo indice ad andare ai minimi dei primi anni ’80, ma i prezzi delle borse erano più alti nonostante che dal grafico questo non è evidente.

Se abbandoniamo l’indice S&P500 e passiamo al Dj, la situazione non è molto diversa, ed è interessante notare come alcune analisi fatte dagli “elottiani” abbiano come target 4000 di DJ e 600 di S&P. Guardando questi grafici è facile pensarlo.

Possiamo affermare, magari sbagliando, che il ciclo dei 40 anni chiude il discorso e ci proietta in un futuro ancora incerto per parecchi anni. Tutto è possibile, ma di male bisogna morire lo vedremo, per ora godiamoci la vita.

Come possiamo goderci la vita se le previsioni sono così nefaste per l’attuale ciclo economico che sta per inoltrarsi nel tunnel dell’inflazione?
Per prima cosa non toccando niente e magari comprando con un’ottica di 12/24 mesi, perché come è evidente dal grafico che segue, quando tutto sembra perduto, nonostante l’alta volatilità, la cosa più naturale è quella di non sposare l’analisi tecnica per delle toccate e fughe, ma approcciare il buy and hold.
Infatti, se guardiamo il grafico notiamo che se spostiamo la performances dei 12 mesi precedenti, ci accorgiamo che non sarebbe stato performante stare fermi sulla posizione, ma proprio questa evidenza ci fa pensare che nei prossimi dodici mesi sarà più performante stare fermi. Poi si vedrà, ma non possiamo lasciarci sfuggire questa occasione.

Perché un’occasione?
L’attuale recessione è già oltre la media in termini di durata e se abbiamo voglia di andare a vedere i report passati abbiamo visto che anche in termini di performances l’attuale correzione è seconda solo alla crisi del 1929.

Se vogliamo riguardare un grafico che agli abbonati è già noto vediamo che mediamente la correzione è stata ampia, se poi consideriamo che questo è un grafico di novembre ed a marzo sono stati fatti dallo S&P500 nuovi minimi.
Quello che però è importante constatare è che i prezzi delle borse si riprendono dopo sei mesi dall’inizio della recessione mediamente e la durata dell’attuale recessione è di oltre 12 mesi.

Questo è quello che è sempre successo dopo aver toccato il minimo durante le recessioni.

In conclusione.
Il momento è difficile ed ancora molto volatile, come abbiamo evidenziato la scorsa settimana per chi vuole rimanere tranquillo ci saranno dei segnali tecnici più avanti per prendere delle decisioni di medio periodo.
Però è probabile che il 9 di marzo rimarrà una data importante per i mercati azionari.
In definitiva, le proiezioni più nefaste dovrebbero essere deflazionate per il proseguo del ciclo, anche perché le banche centrali stanno stampando moneta, anche solo comprando i propri titoli di stato per finanziarsi e finanziare le politiche aggressive di aiuto.
Michele Clementi – mclementi@sentimentcharts.it